
Il leone e il topo
Mentre un leone dormiva in un bosco, topi di campagna
facevano baldoria. Uno di loro, senza accorgersene, nel correre si buttò su
quel corpo sdraiato. Povero disgraziato! Il leone con un rapido balzo lo afferrò,
deciso a sbranarlo.
Il topo supplicò clemenza: in cambio della libertà,
gli sarebbe stato riconoscente per tutta la vita. Il re della foresta scoppiò a
ridere e lo lasciò andare.
Passarono pochi giorni ed egli ebbe salva la vita
proprio per la riconoscenza del piccolo topo. Cadde, infatti, nella trappola dei
cacciatori e fu legato al tronco di un albero.
Il topo udì i suoi ruggiti di
lamento, accorse in suo aiuto e, da esperto, si mise a rodere la corda. Dopo
averlo restituito alla libertà, gli disse:
- Tempo fa hai riso di me perché credevi di non
poter ricevere la ricompensa del bene che mi hai fatto. Ora sai che anche noi,
piccoli e deboli topi, possiamo essere utili ai grandi.
° °
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IL CERBIATTO E IL CERVO
Un bellissimo cerbiatto dal manto scuro e con delle
stupende macchioline bianche sul dorso viveva con la sua famiglia in una
meravigliosa foresta con un ricchissimo sottobosco che offriva cibo in
abbondanza.
Il cerbiatto ammirava il suo caro babbo e desiderava
diventare grande e forte proprio come lui aspettando con ansia che gli
spuntassero finalmente le stesse lunghissime corna che tutti invidiavano al suo
genitore. Nell'impazienza di quel momento egli seguiva costantemente il grosso
cervo cercando di imitarlo in ogni cosa.
Durante un bel mattino di fine inverno, mentre il
grande cervo brucava tranquillo le foglie dei cespugli più bassi in compagnia
dell'inseparabile figliolo, un possente ruggito squarciò il silenzio della
foresta.
Era un leone! Il cerbiatto sconcertato osservò il suo babbo e, con
enorme stupore scoprì che questi tremava come un fuscello al vento. Sì, il suo
venerato papà aveva paura! Come era possibile?
Ma prima ancora che egli potesse
chiedergli spiegazioni il cervo gridò al figlio: "Corri!" e si lanciò
in una velocissima fuga. Il cucciolo obbediente lo seguì con le lacrime agli
occhi per la vergogna e la delusione. Quando finalmente si fermarono il cervo si
avvicinò al figlio e scorgendo il suo pianto gli parlò con voce dolce:
"Piccolo mio, questa paura che tu disprezzi ci ha salvato la vita. Quel
leone non avrebbe avuto pietà di noi e ci avrebbe sicuramente sbranati se non
fossimo fuggiti. A volte bisogna ingoiare il proprio orgoglio e sapersi
arrendere di fronte a chi é più forte di noi. Questo significa diventare
adulti e saggi."
Quelle parole consolarono il cerbiatto. Adesso
ammirava ancora di più quel suo babbo che non aveva esitato a dimostrarsi un
fifone rischiando di perdere la stima del figlio pur di salvargli la vita.
Questo era il vero coraggio.
Morale : Nella vita serve più coraggio per
rinunciare ad affrontare persone più forti e prepotenti piuttosto che per
accettare sfide inutili e violente.
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IL CANE E LA LEPRE
Era un caldo pomeriggio assolato di inizio estate
arricchito da un cielo limpido e azzurro senza l'ombra di una nuvola. Un
grazioso leprottino se ne andava fischiettando allegramente tra le distese
fiorite dei campi che circondavano la fattoria in cui viveva. Il tempo quel
giorno era talmente bello che al piccolino venne una gran voglia di raggiungere
il delizioso laghetto posto al limitare del bosco e, senza riflettere, oltrepassò
con un agile salto il recinto di casa, dimenticando le raccomandazioni di mamma
lepre che gli ripeteva sempre di non uscire mai dalla staccionata e di non
parlare con gli sconosciuti.
Si avviò così verso la meta ambita, ma il suo
cammino venne bruscamente interrotto da un pericoloso cane che, balzandogli
davanti gli chiese: "Mio piccolo amico, cosa fai tutto solo per la strada?
Non sai che esistono animali che potrebbero assalirti?" Il leprotto
preoccupato rispose: "Volevo andare al laghetto". Cogliendo al volo
l'occasione l'astuto animale propose: "Posso accompagnarti se vuoi, così
non correrai rischi inutili". Il cucciolo accettò volentieri, ma fatti
solo pochi passi il cane gli piombò addosso catturandolo con una piccola rete
che teneva nascosta. Il suo nemico gli legò tutte quattro le zampine
impedendogli di fuggire e lo sistemò all'ombra di una pianta, allontanandosi
alla ricerca di qualche pezzo di legno per il fuoco.
Rimasto solo il leprottino cominciò a piangere.
Aveva paura.Sapeva che presto sarebbe finito in padella per diventare un ottimo
arrostino.
Ma proprio quando tutto sembrava perduto ecco che un grande e vecchio
orso che aveva assistito. alla scena, approfittando dell'assenza del cane, lo
andò a liberare. "Oh, grazie! Mi avete salvato la vita!". Strillò il
cucciolo dalla gioia. "Smetti di gridare" borbottò il vecchio orso
"e tornatene subito a casa. In men che non si dica il piccolino si precipitò
alla fattoria dalla quale non sarebbe mai dovuto uscire. Quel pomeriggio egli
aveva imparato una dura lezione.
Morale : Dietro ai sorrisi eccessivi e alle cortesie
gratuite di persone sconosciute si nasconde spesso un secondo fine subdolo e
pericoloso.
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