Il gallo e la volpe


Sul ramo di un albero stava in vedetta un vecchio gallo accorto e scaltro.
- Fratello - disse una volpe facendo la voce dolce - noi non siamo più in guerra. Questa volta abbiamo fatto la pace generale: vengo ad annunziartelo. Scendi che ti voglio abbracciare; fa' presto per piacere, perché debbo partire oggi, e fare almeno quaranta miglia. Tu e i tuoi potrete star dietro ai vostri affari senza alcun timore; noi collaboreremo con voi come fratelli. Potete fare i fuochi artificiali dalla gioia, fin da questa sera, e intanto vieni a ricevere il bacio d'amore fraterno.
- Amico - rispose il gallo - non avrei mai potuto apprendere una notizia più dolce e più bella di questa su questa pace; e averla datemi raddoppia la gioia. Vedo due levrieri: credo siano corrieri mandati a dare questo annuncio; sono veloci e saranno qui tra un momento. Scendo: così potremo abbracciarci tutti, l'un l'altro.


- Addio - disse la volpe. - La strada che debbo fare è lunga. Festeggeremo il successo della vicenda un'altra volta.
Subito la furbacchiona se la svignò, si mise al sicuro, delusa del suo tranello. E il nostro vecchio gallo si mise a ridere tra sé della sua paura: perché è un doppio piacere ingannare l'ingannatore.

 

Il topo e l'ostrica


Un topo, un topo un po' tonto, che abitava in un campo, si stufò un giorno della sua casa; lasciò il podere, i covoni di grano, il suo buco e si mise a viaggiare.
- Com'è grande il mondo! Com'è spazioso! - esclamò appena uscito dal paese. - Guarda; laggiù ci sono gli Appennini; lì c'è il Caucaso...
Per lui un mucchietto di terra sollevata dalle talpe era una montagna.
Dopo qualche giorno, il viaggiatore arrivò a una spiaggia sulla quale il mare aveva lasciato un gran numero di ostriche.
In principio, appena le vide, il nostro topo credette che fossero dei grossi bastimenti e disse:
- Mio padre era proprio un gran poveraccio! Era così pauroso che non aveva il coraggio di viaggiare. Io, invece, ho già visto l'impero marittimo e ho attraversato il deserto in cui non c'era nulla da bere...
Il topo aveva imparato queste cose sentendole dire da un maestro di campagna e le ripeteva a casaccio; non era infatti uno di quei topi che diventano sapienti fino ai denti rodendo i libri.

Tra le ostriche chiuse, una si era aperta; e, sbadigliando al sole, rinfrescata da un dolce venticello, sorbiva l'aria, respirava, se ne stava sbocciata, bianca, grassa, gustosa a vedersi.
Il topo la scorse di lontano e disse tra sé:
- Che cosa vedo! Dev'essere roba da mangiare e se il suo colore non m'inganna oggi farò il pranzo più delizioso della mia vita.
Così dicendo, pieno di belle speranze, si avvicinò alla conchiglia, allungò un po' il collo e... di colpo l'ostrica si richiuse e il topo fu preso come al laccio. Ecco quel che capita agli ignoranti.

Il lupo e l'agnello


Un agnello si dissetava alla corrente di un ruscello purissimo. Sopraggiunse un lupo in caccia: era digiuno e la fame lo aveva attirato in quei luoghi.
< Chi ti dà tanto coraggio da intorbidare l'acqua che bevo? > disse questi furioso.
< Sire... > rispose l'agnello < io sto dissetandomi nella corrente sotto di lei, per ciò non posso intorbidare la sua acqua!>

< La sporchi> insisté la bestia crudele < E poi so che l'anno scorso hai detto male di me.>
< Io?! Ma se non ero nato> rispose l'agnello.
< Se non sei stato tu, è stato tuo fratello.>
< Non ho fratelli.>
< Allora qualcuno dei tuoi; perché voi, i vostri pastori e i vostri cani ce l'avete me. Me l'hanno detto: devo vendicarmi.>
Detto questo il lupo trascinò l'agnello nel fitto della foresta e se lo mangiò.

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