
E' un privilegio
concesso a pochi mammiferi, quello di vedere in Technicolor.
Ne godono soltanto, oltre ai gatti, le scimmie e gli scoiattoli.
Tutto dipende dal fatto che nella retina di questi fortunati, accanto ai
bastoncelli, le cellule che servono per la visione incolore, ci sono anche i
coni, che danno la visione cromatica.
Questo non significa pero' che i gatti vedano il mondo come lo vediamo noi. Loro
sono ciechi al rosso. Gli altri colori li vedono piuttosto pallidi e sbiaditi.
C'e' qualcosa di misterioso, nell'occhio del gatto. Forse per quella pupilla
verticale talmente sensibile alle variazioni di luminosita' che pensate un po'
in Cina c'e' chi la utilizza addirittura come orologio.
Calcola l'ora della giornata in base al grado di dilatazione o di restringimento
della pupilla del suo micio.
Ma e' soprattutto la notte che i gatti hanno la vista fine. Come altri
carnivori, anche loro hanno dietro alla retina una speciale formazione
cellulare, il tapetum lucidum, che consente a questi animali di vederci anche al
buio. Anche nella notte piu' fonda c'e' sempre una piccola quantita' di luce che
noi percepiamo a fatica solo dopo esserci assuefatti all' oscurita'. Gli strati
di cellule che compongono il tapetum assumono un aspetto iridescente che varia a
seconda dell'angolo di incidenza della luce.
Se gli occhi del gatto o della lince brillano nelle tenebre come due piccoli
fari fosforescenti, lo si deve ai cristalli di guanina contenuti nelle cellule
del tapetum.
Una sorta di catarifrangente che riflette in tutte le direzioni la luce, anche
se scarsissima. Una volta di piu' la spiegazione scientifica toglie alla natura
uno dei suoi risvolti magici.
Ma nessuna fredda spiegazione puo' annullare il fascino incantatore di due occhi
di felino che scintillano nel cuore nella notte.

La
forza di Sansone era tutta nei capelli. La sensibilita' tattile dei gatti e'
tutta nei baffi; le prodigiose vibrisse che funzionano come un radar guidando l'
animale nell' oscurita' e facendogli evitare gli ostacoli.
Un gatto a cui un barbiere radesse i baffi brancolerebbe incerto nel buio come
un cieco. E quel suo grazioso nasino che puo' essere rosa,grigio o nero, e' in
grado di sentire odori assolutamente impercettibili per l'uomo.

E' il suo finissimo olfatto che percepisce la scia odorosa lasciata dalla preda.
Gli basta seguire quell' invisibile filo di Arianna per raggiungerla a colpo
sicuro.
Ma che bisogno ha il gatto di cacciare se il padrone o la padroncina lo viziano
con gli intingoli piu' raffinati e gli fanno trovare ogni giorno il pesce fresco
o la carne comprata appositamente per lui? Ebbene, non vi illudete se lo vedete
leccarsi i baffi con aria soddisfatta al termine del pasto. Anche a pancia
piena, il nostro micio non smentisce la sua natura di predatore ed e' sempre
pronto a farsi una battutina esterna di caccia.
Deve avere per lui un sapore particolarmente eccitante la preda catturata viva,
dopo l'ebbrezza dell' agguato e dell' inseguimento. Non si spiegherebbe
altrimenti il risultato di una ricerca fatta in Gran Bretagna, secondo la quale
i gatti domestici sono i piu' formidabili killer dell'ecosistema urbano e
suburbano. Le prede dei gatti sono soprattutto piccoli mammiferi, come topi,
arvicole, toporagni che costituiscono il 64 per cento del totale.
