La parola "presepe" significa letteralmente "mangiatoia" e per antonomasia indica la mangiatoia, la greppia, nella quale, come è raccontato nel Vangelo di Luca, fu collocato il Bambino Gesù alla sua nascita, non avendo la santa coppia di Maria e Giuseppe trovato alloggio nella locanda 

 


Nei vangeli apocrifi (quelli, cioè, che la comunità ecclesiastica non ha accettato come ispirati e non ha incluso quindi tra i canonici), si parla di una grotta nella quale era collocata la stalla e si riscontra la presenza del bue e dell'asino che con il loro alito riscaldano l'umile culla: in questo dato confluiva anche la profezia di Isaia che, accusando il popolo di Israele di essere sordo alla parola di Dio, lo contrappone alla mansuetudine ed alla docilità del bue e dell'asino 
Proprio perché la divina nascita dà inizio all'opera delle redenzione, essa fu ben presto rappresentata dagli artisti cristiani, i quali,soprattutto sui sarcofagi, con evidenti significati simbolici, rappresentarono sia la natività tra il bue e l'asino, con l'adorazione dei pastori, sia la venuta dei Magi, venuti dall'Oriente pur essi ad adorare il Signore.

 

Abbiamo fin qui ricercato i precedenti artistici del "presepe": ma se intendiamo quest'ultimo come una rappresentazione, una raffigurazione realistica della Natività, dobbiamo arrivare a San Francesco d'Assisi, che a Greggio, secondo quando ci dice San Bonaventura, egli stesso francescano, lo avrebbe posto in essere mettendo in una vera mangiatoia un bimbo da poco nato e presentandolo ai fedeli convenuti, perchè lo venerassero come simbolo del Divino Bambinello Gesù. Questo sarebbe avvenuto nel 1223, due anni prima della morte del Santo. C'è da ricordare che spesso, nella tradizione religiosa cristiana, i Santi più umili e popolari hanno avuto il privilegio di poter tenere nelle loro braccia il Bambino, loro apparso per grazia particolare: è il caso di Sant'Antonio di Padova, Dottore della Chiesa, la cui sapienza è indicata dal libro, su cui egli appoggia il Bambino Gesù.