Torna all'elenco dei Nobel italiani

 

Giosuè Carducci (1835-1907) nacque a Val di Castello, una piccola Città vicino Pisa. e fu presto attratto dagli autori greci e romani, ma egli studiò coscienziosamente i classici Italiani come Dante, Tasso ed Alfieri. All'età di venti anni si laureò in Filosofia e Lettere presso l'Università di Pisa. Dopo vari anni difficili durante i quali egli insegnò in varie scuole superiori, egli fu nominato docente di Letteratura Italiana dell'Università di Bologna, un posto che occupò fino al suo pensionamento nel 1904. Ispirato dal proprio tempo e dallo studio dei Classici e dei poeti italiani, Carducci iniziò a scrivere poesie quando era ancora ragazzo. Le prime due collezioni di poesie furono Rime (1857) e Levia Gravia (1868). Entrambe rivelano il suo entusiasmo ed una forte rivoluzionaria tendenza. Inno a Satana (1865), per il quale Carducci fu considerato un «notorio seguace di Satana», è l'espressione totale del suo libero pensiero e di idee moderne, inventive e rivoluzionarie.  Giambi ed epodi (1882), una collezione di poemi satirici di natura politica, esprime l'indignazione di Carducci per i suoi compatrioti. 

 Nelle Nuove poesie (1873) e le tre collezioni delle Odi barbare (1877, 1882, 1889), le sue forme poetiche raggiungono la perfezione.  Carducci fu anche un eccellente traduttore, e le liriche di Goethe e di Heine influenzarono moltissimo lo sviluppo della sua propria poesia.  Oltre ad essere famoso come poeta egli fu un noto studioso di storia ed un eminente oratore.  Condusse ricerche in tutte le fasi della letteratura ed espresse eloquentemente i risultati in Studi letterati (1874), Bozetti critici e discorsi letterari (1876), e molti altri lavori.  Carducci, inoltre,condusse una vita politica attiva. Dopo essere stato nominato cittadino onorario di Bologna, fu eletto al Senato nel 1890, e servì come deputato alla Camera dei Rappresentanti per un breve tempo.

 Le poesie di Carducci ispirarono i suoi compatrioti nella guerra di indipendenza Italiana, ed egli godette di una immensa popolarità sia in Patria che all'estero.  Avendo manifestato una erudita e dinamica personalità, egli rimase la più grande figura letteraria Italiana nell'ultima parte del diciannovesimo secolo. Nel 1906 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura "Non solo in considerazione del suo profondo sapere e per gli studi crítici, ma soprattutto come un tributo all'energia creativa, freschezza di stile, e forza lirica che caratterizzano i suoi capolavori poetici"