Plotino (Licopoli? 205-Campania 270), filosofo greco fondatore del neoplatonismo                          

Plotino studiò ad Alessandria per undici anni con il filosofo Ammonio Sacca. Nel 244 seguì l'imperatore Gordiano III in Persia, per apprendere la filosofia persiana e indiana. Rifugiatosi ad Antiochia per la morte dell'imperatore, si recò poi a Roma e nel 245 inaugurò la sua scuola. Ormai sessantenne, con l'assenso dell'imperatore romano Gallieno, Plotino voleva realizzare il progetto di una "città dei filosofi", Platonopoli, progetto osteggiato però dai consiglieri imperiali. Plotino continuò quindi a insegnare e scrivere fino alla morte. La sua opera comprende 54 trattati scritti in greco e chiamati Enneadi, sei gruppi di nove libri così raggruppati dal discepolo e curatore delle sue opere, Porfirio. Il sistema di Plotino, un'interpretazione in termini di emanazione della teoria platonica delle idee, assumeva una perpetua irradiazione di essere dall'Ente assoluto, o Uno, alla creazione, che avveniva con la mediazione di vari agenti: il nous, o intelletto puro, dal quale promana l'anima del mondo, dalla quale origina l'anima umana e animale, e infine la materia; l'uomo partecipa del mondo sensibile nella corporeità e di quello intelligibile con l'anima. Lo scopo dell'esistenza dovrebbe essere la fuga dal male del mondo materiale, grazie a una purificazione e una pratica del pensiero tendente a cogliere l'intuizione del nous, e a realizzare infine l'unione estatica con l'Uno, cioè Dio. Plotino asserì di aver sperimentato l'estasi parecchie volte durante la sua vita.

Termine che designa le dottrine filosofiche e religiose di una scuola eterogenea di pensatori speculativi, che sintetizzarono la teoria delle idee di Platone conferendole una connotazione formale. Tale sintesi filosofica ebbe il suo fulcro ad Alessandria annoverando l'ebraismo ellenizzante del filosofo Filone di Alessandria e altre concezioni di provenienza essenzialmente greca; per estensione, il termine viene applicato a posizioni filosofiche sostenute nel Medioevo, nel Rinascimento e nell'età moderna.   

La dottrina neoplatonica

Il neoplatonismo è una forma di monismo idealistico nel quale l'Uno, perfetto, inconoscibile e infinito è ritenuto la realtà ultima dell'universo. Dall'Uno emanano, come "irradiati", molteplici livelli di realtà, o ipostasi, il più elevato dei quali è il nous (l'intelletto puro), da cui deriva l'anima del mondo, l'attività generatrice delle anime inferiori degli esseri umani concepita come un'immagine del nous, che è a sua volta un'immagine dell'Uno; entrambi, benché differenti, partecipano della stessa sostanza, sono cioè consustanziali all'Uno. L'anima del mondo, tuttavia, ente intermedio tra il nous e il mondo materiale, può preservare la sua integrità e la sua perfezione riflessa oppure diventare sensuale e corruttibile; la stessa scelta è offerta a ogni anima inferiore. Quando, per via dell'ignoranza della sua vera natura e della sua identità, l'anima umana sperimenta un apparente sentimento di separatezza e indipendenza, diviene arrogante, ricadendo in abitudini lussuriose e depravate. La salvezza è tuttavia ancora possibile: proprio grazie alla libera volontà che l'ha spinta a peccare, l'anima può modificare una condotta peccaminosa percorrendo in direzione opposta la via della sua degenerazione, fino a riunirsi nuovamente alla sorgente del suo essere. La comunione effettiva si realizza mediante un'esperienza mistica nella quale l'anima sperimenta l'estasi. La dottrina neoplatonica è caratterizzata da un'opposizione categorica tra spiritualità e carnalità, mutuata dal dualismo platonico di idea e materia, dall'ipotesi metafisica degli agenti mediatori, il nous e l'anima del mondo, che trasmettono la potenza divina dall'Uno ai molti, dall'avversione verso il mondo dei sensi e dalla necessità della liberazione dalla vita sensuale attraverso una rigorosa disciplina ascetica.       

Storia

Il neoplatonismo nacque ad Alessandria, in Egitto, nel III secolo d.C. Il suo fondatore e principale esponente fu il filosofo greco Plotino, che nel 245 d.C. portò la dottrina neoplatonica a Roma, fondandovi una scuola. Tra le sue opere maggiori spiccano le Enneadi, un'esposizione sistematica della metafisica neoplatonica. Altri importanti pensatori neoplatonici furono i filosofi greci Porfirio, Giamblico e il filosofo e matematico greco Proclo. Gli elementi di ascetismo e spiritualità presenti nel neoplatonismo attrassero profondamente i padri e i dottori della Chiesa cristiana, come sant'Agostino, teologo e padre della Chiesa, che nelle sue Confessioni riconobbe il contributo del neoplatonismo alla cristianità e sottolineò la profonda influenza esercitata da queste dottrine sul suo pensiero religioso. Sebbene numerosi teologi e filosofi medievali, specialmente il mistico tedesco Meister Eckhart, fossero stati profondamente influenzati dal neoplatonismo, i dogmatisti della Chiesa cattolica condannarono i suoi principi non ortodossi. Nel XV secolo, tuttavia, il neoplatonismo venne quasi universalmente accettato. Il filosofo speculativo tedesco Nicolò Cusano e altri mistici cercarono di superare il dubbio scaturito dai limiti della conoscenza umana proponendo la teoria dell'intuizione diretta di Dio, una teoria profondamente affine alla dottrina neoplatonica, secondo la quale l'anima in stato di estasi ha il potere di trascendere ogni limite.