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Dario Fo
nacque il 26 marzo del 1926 a San Giano, una cittadina sul Lago
Maggiore in provincia di Varese. La sua Famiglia era costituita
dal padre Felice, socialista, controllore di una stazione ed attore in
una compagnia amatoriale di teatro; sua madre Pina Rota, una donna di
grande immaginazione e talento (nel 1970 il suo racconto
autobiografico "Il paese delle rane" che racconta la storia
della sua città, fu pubblicato da Einaudi); suo fratello Fulvio e sua
sorella Bianca; e suo nonno materno, che aveva una fattoria in
Lomellina, dove Dario trascorrena le vacanze nella sua giovinezza.
Durante le visite di Dario, suo nonno viaggiava nelle città vicine
vendendo i suoi prodotti con un grande carretto trainato da cavalli.
Per attrarre i clienti egli raccontava storie sbalorditive, ed in
queste storie egli inseriva notizie ed aneddoti sugli eventi locali.
Le sue opportune croniche satiriche gli fruttarono il soprannome di Bristìn
(seminatore di pepe). Fu dal nonno, sedendogli vicino nel grande
carretto, che Dario cominciò ad apprendere i rudimenti del ritmo
narrativo. Dario passò la sua giovinezza spostandosi da una
città all'altra, quando il posto di lavoro del padre era
cambiato per uno sghiribizzo delle autorità ferroviarie. Ma
nonostente la geografia cambiasse continuamente, l'ambiente culturale
era sempre lo stesso. Con il passare degli anni, divenne esperto della
tradizione narrativa locale. Con crescente passione, egli sedeva
nelle taverne o nelle piazze ad ascoltare instancabilmente il fabulatore
che declamava grandi storie, impregnate di pungente satira politica.
Nel 1940 si trasferì a Milano (proveniente da Luino) per studiare
all'Accademia Artistica di Brera. Dopo la guerra, iniziò a studiare
architettura al Politecnico, ma interruppe gli studi quando mancavano
pochissimi esami per la laurea. Verso la fine della guerra, Dario è
arruolato nell'esercito della Repubblica di Salò, ma riusci a
scappare, e passò gli ultimi mesi di guerra nella soffitta di un
magazzino. I suoi genitori erano attivi nella Resistenza, suo
padre organizzando la fuga di scienziati ebrei e prigionieri di
guerra, inviandoli in treno fino alla Svizzera; sua madre avendo cura
di partigiani feriti. Alla fine della guerra, Dario riprende i suoi
studi all'Accademia di Brera in Milano, e nello stesso tempo frequenta
corsi di Architettura al Politecnico, viaggiando tutti i giorni dalla
sua casa sul Lago Maggiore. Nel 1945 egli rivolse la sua
attenzione alla scenografia, ed iniziò ad improvvisare monologhi. Si
trasferì con la Famiglia a Milano. Mamma Fo, per poter aiutare il
marito, mise i tre figli in collegi, e fece del suo meglio come
camiciaia. Per il giovane Dario, questo è il periodo in cui
legge con voracità. Gramsci e Marx sono divorati assieme ai
novellisti americani e alle prime traduzioni di Brecht, Mayakovsky e
Lorca. Nei primi anni del dopoguerra, il teatro Italiano subì
una vera rivoluzione, portata avanti soprattutto dal nuovo fenomeno
dei piccoli teatri che giocano un ruolo chiave nello sviluppare
l'idea di un "teatro popolare". Dario fu catturato da
questo movimento efervescente e prova di essere un insaziabile
frequentatore di teatro, anche se normalmente non può permettersi di
pagare una poltrona e deve stare in piedi per tutta la
rappresentazione. Mamma Fo mantenne una mente aperta, ed una
casa aperta, per le nuove conoscenze del figlio, tra essi Emilio
Tadini, Alik Cavalieri, Piccoli, Vittorini, Morlotti, Treccani, Crepax,
alcuni di loro già famosi. Durante i suoi studi di
architettura, mentre lavorava come decoratore ed assistente
architetto, Dario iniziò ad intrattenere i suoi amici con incredibili
racconti come quelli che ascoltava nelle taverne della sua
fanciullezza. Nell'estate del 1950, Dario invitò Franco
Parenti, che rimase affascinato dalla sua interpretazione comica della
parabola di Caino e Abele, una satira in cui Caino, poer nano,
un miserabile stolto, è tutto fuorchè cattivo. Egli tenta
continuamente, poer nano, di imitare lo splendido Abele, biondo
e con gli occhi azzurri, ma si mette sempre nei guai. Dopo essere
passato da un guaio all'altro, finalmente impazzisce ed uccide lo
splendido Abele. Franco Parenti entusiasticamente invita Dario Fo ad
unirsi alla sua compagnia di teatro. Dario inizia a recitare
nello show di varietà estivo di Franco Parenti, ed è quando egli ha
il suo primo "incontro" con Franca Rame, non in persona, ma
attraverso una fotografia che vede in casa di amici. Egli rimane
folgorato! Franca Rame sarà poi la sua compagna e collaboratrice
inseparabile. Oltre a commediografo, Dario Fo è anche
direttore, disegnatore di scenario e costumi, ed all'occasione compone
anche le musiche delle sue commedie. Il 9 di ottobre del 1997,
Dario Fo ricevette il Premio Nobel di letteratura "Perchè
imita i giullari del Medio Evo con sferzante autorità, sostenendo
la dignità degli oppressi"
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