Lasciai Venezia il 12 Maggio 1915, partendo dalle Zattere alla volta di Mestre. Di là a mezzogiorno partii per Thiene passando per Padova e Vicenza, giungendovi alle ore 16. Dopo aver riposato una notte ci siamo avviati verso Pedescala, dove si arrivò alle 14.
Il giorno 14 dello stesso mese, essendo giorno di mobilitazione, feci ritorno a Venezia con alcuni miei compagni per ragioni di servizio ed il giorno 16 ritornai a Pedescala da dove fui subito mandato a raggiungere altri miei compagni che si trovavano in trincea a Valpaga, graziosa valletta di fronte al territorio nemico. Là in trincea ignoravamo il principio delle ostilità e ne fummo avvisati solo alla sera dal Sig. Tenente Gorin.
All'alba del 25 Maggio, mentre si dormiva tranquillamente, sentimmo un forte colpo di cannone inviato dal nostro Fronte Corbin, A tale sveglia balzammo tutti in piedi; si sentivano i proiettili di grosso calibro fischiare a qualche centinaio di metri sopra di noi ed andarsene verso il Forte nemico chiamato "Padre Eterno". Dai buchi della trincea vedevamo elevarsi le fiamme dei piccoli incendi che i nostri proiettili sviluppavano nello scoppio, quindi si udì un forte colpo che fece tremare la terra e, prima ancora che giungesse una risposta, partì un secondo colpo dal nostro Forte. Il nemico rispose con due colpi soli, poi dovette smettere a causa del fuoco intenso dei nostri Forti di prima e seconda linea.
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Nello stesso giorno il Forte "Padre Eterno" fu messo fuori d'uso, però il nemico continuava sempre a sparare dai Forti più lontani di Luserna e Belvedere, che furono ambedue da noi distrutti in poche settimane. Noi vedevamo i nostri proiettili scoppiare sui Forti nemici e su altre posizioni; i proiettili nemici scoppiavano tra noi e il paese di S. Pietro. Il primo giorno fu colpito a morte un caporale,e 5 soldati rimasero gravemente feriti.
Il 28 Maggio il nostro Forte aprì un fuoco accelerato contro il nemico che stava prendendo posizione davanti a noi per mitragliarci. Il 30 dello stesso mese il nemico sparò vari colpi di cannone contro le nostre trincee e contro la sezione mitragliatrici ed anche contro la sezione della Croce Rossa che fu costretta a ritirarsi.
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I nostri Forti continuarono il fuoco per tutta la notte e la mattina del 31 maggio vedemmo una polveriera nemica saltare in aria. La notte del 31 io ero di guardia: faceva un tempo orribile; lampi e tuoni e pioggia a dirotto, ma i nostri forti continuarono a sparare. Si udiva incessante il rombo del cannone che nell’ oscurità della notte faceva un'impressione profonda: lingue di fuoco illuminavano sinistramente l'orizzonte e i proiettili passavano fischiando: la triste scena pareva uscita da un quadro raffigurante 1'inferno.