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L'acqua
è molto importante per gli elefanti., che bevono e si bagnano
frequentemente. In genere ogni branco ha orari preferiti ecostanti per
queste operazioni, che avvengono o al tramonto o al mattino o di
notte. Nei luoghi di
abbeverata convergono in genere branchi diversi e gli individui che si
conoscono personalmente si
salutano attraverso il contatto delle proboscidi e delle bocche,
intrecciando le zanne. Nell'acqua gli elefanti
possono immergersi completamente, oppure aspirano acqua con la
proboscide e si inondano il capo e la
schiena più volte. Per bere, soffiano l'acqua aspirata dentro la
bocca

.
Nella stagione arida gli elefanti. riescono a
raggiungere l'acqua che scorre sotto il letto prosciugato dei fiumi
scavando con le zanne buche profondefmo a un metro. Le zanne, oltre che come strumenti di scavo, sono
usate per strappare la corteccia daglialberi e come armi per la minaccia, la difesa e l'aggressione. La
lunghezza delle zanne, maggiore nei
maschi che nelle femmine e, fra i primi, negli individui anziani che
nei giovani, è un segnale di
imposizione e un maschio che perda una zanna perde molta della sua
sicurezza. La minaccia, che ha luogo
quando l'elefante. È infastidito, ha due gradi di intensità
inizialmente è effettuata con lo scuotimento della testa lateralmente, le zanne rivolte in basso, le orecchie allargate e
barriti o sbuffi. Se questo comportamento
non sortisce effetto, l'elefante. Può caricare con il capo proteso,
le orecchie allargate, le zanne in posizione
orizzontale e la proboscide raccolta fra di esse o abbassata. La
carica è da considerare un'esibizione di
minaccia in quanto, quasi invariabilmente, non è portata a termine
.
Le femmine vanno in calore circa ogni cinque anni dall'età di quattordici all'età di oltre sessant'anni.
Quando sono in calore si separano dal branco seguite da alcuni maschi, che in questo periodo trasudano visibilmente
un secreto da ghiandole che si aprono sulle tempie; sia la femmina sia i pretendenti in questo
periodo si nutrono pochissimo. I maschi
inizialmente si tollerano, ma mentre la femmina si avvicina al culmine
dell'estro, essi ingaggiano lotte sempre più violente, spingendosi reciprocamente e assestandosi
pericolosi colpi di zanna. Se i maschi fanno parte dello stesso gruppo e conoscono le forze rispettive le
lotte finiscono presto e senza conseguenze ma sono persistenti e talvolta fatali se i maschi sono
estranei e di forze paragonabili.

Al
termine della gestazione, le femmine gravide, assistite da una o più
compagne, partoriscono un piccolo di
oltre un quintale di peso. Questo viene accuratamente ripulito dai
residui della placenta, che la madre
ingerisce parzialmente, mentre il branco, disposto intorno alla madre,
vigila contro eventuali incursioni di
predatori. L'elefantino è presto
in grado di seguire la madre, della quale resta fra le zampe
anteriori,
poppando frequentemente e direttamente con la bocca. I piccoli sono
molto curati da tutto il branco, aiutati
e protetti nei passaggi difficili e in acqua e, se la madre viene a
mancare, vengono adottati da una femmina
che allatta. La stessa cura viene dedicata agli adulti ammalati o
feriti, dimostrando la marcata
cooperazione e la tendenza all'aiuto reciproco acquisite dall'elefante
africano.
Se un piccolo muore, la madre può trasportarne il cadavere per alcuni giorni tenendolo con la proboscide
sulle zanne. I cadaveri, sia dei
piccoli che degli adulti, vengono grossolanamente ricoperti di
frasche. Gli elefanti. basano principalmente sulla
mole la protezione dai predatori. Nemmeno i leoni osano attaccarli, ma
questi, come altri predatori, non
esitano ad attaccare i piccoli occasionalmente indifesi. In presenza
di predatori perciò il branco si serra
intorno agli individui più giovani.

L'elefante. ha un ottimo udito e
un ottimo fiuto, con i quali saggia continuamente l'ambiente percependo stimoli nuovi da parecchie
centinaia di metri. Anche il tatto,specialmente a carico dei sensori posti all'estremità della
proboscide, è apparentemente molto sviluppato,come suggerisce l'accurata manipolazione di oggetti praticata dagli
elefanti. Tuttavia l'uso della proboscideviene acquisito soltanto alcune settimane dopo la nascita.
L'intelligenza dell'elefante. africano è dimostrata dallasua possibilità di essere addestrato, come quello asiatico, a
compiere lavori pesanti per l'uomo, e gli elefanti
addestrati mostrano considerevoli doti di memoria.
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