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L'elefante  è un animale sociale che presenta un' organizzazione matriarcale; l'unità  di base   infatti formata
da una femmina adulta e dai suoi figli di età fino a ca. quattordici anni. Più unità possono riunirsi in branchi e questi a loro volta in mandrie di parecchie centinaia di capi. Ma le mandrie sono meno stabili dei singoli gruppi. Al culmine della scala gerarchica sta in genere la femmina più anziana, che guida gli spostamenti del branco. I maschi più  vecchi di quattordici anni si riuniscono in gruppi di un solo sesso, o talvolta in coppie, per lo più separati dalle femmine ma mantenendo spesso il contatto con esse. I vecchi maschi tendono a essere solitari anche se, di solito, sono accompagnati da almeno un maschio giovane. 

 
L'attività giornaliera principale degli elefanti. È l'alimentazione, che viene interrotta soltanto nelle ore più calde.Gli elefanti mangiano una varietà di vegetali come radici, parti di fusti, rami, germogli, frutti e foglie. Ilfusto succulento di alcuni alberi, in particolare i baobab, può essere sfruttato così intensamente che l
'albero finisce col rovinare al suolo. Nelle ore di intensa calura gli elefanti. agitano continuamente le orecchie,
che fungono da radiatori di calore e aiutano la dispersione del calore in eccesso.
 

 L'acqua è molto importante per gli elefanti., che bevono e si bagnano frequentemente. In genere ogni branco ha orari preferiti ecostanti per queste operazioni, che avvengono o al tramonto o al mattino o di notte. Nei luoghi di abbeverata convergono in genere branchi diversi e gli individui che si conoscono personalmente si salutano attraverso il contatto delle proboscidi e delle bocche, intrecciando le zanne. Nell'acqua gli elefanti possono immergersi completamente, oppure aspirano acqua con la proboscide e si inondano il capo e la schiena più volte. Per bere, soffiano l'acqua aspirata dentro la bocca

 

. Nella stagione arida gli elefanti. riescono a raggiungere l'acqua che scorre sotto il letto prosciugato dei fiumi scavando con le zanne buche profondefmo a un metro. Le zanne, oltre che come strumenti di scavo, sono usate per strappare la corteccia daglialberi e come armi per la minaccia, la difesa e l'aggressione. La lunghezza delle zanne, maggiore nei maschi che nelle femmine e, fra i primi, negli individui anziani che nei giovani, è un segnale di imposizione e un maschio che perda una zanna perde molta della sua sicurezza. La minaccia, che ha luogo quando l'elefante. È infastidito, ha due gradi di intensità inizialmente è effettuata con lo scuotimento della testa lateralmente, le zanne rivolte in basso, le orecchie allargate e barriti o sbuffi. Se questo comportamento non sortisce effetto, l'elefante. Può caricare con il capo proteso, le orecchie allargate, le zanne in posizione orizzontale e la proboscide raccolta fra di esse o abbassata. La carica è da considerare un'esibizione di minaccia in quanto, quasi invariabilmente, non è portata a termine

.

 

Le femmine vanno in calore circa ogni cinque anni dall'età di quattordici all'età di oltre sessant'anni. Quando sono in calore si separano dal branco  seguite da alcuni maschi, che in questo periodo trasudano visibilmente un secreto da ghiandole che si aprono sulle tempie; sia la femmina sia i pretendenti in questo periodo si nutrono pochissimo. I maschi inizialmente si tollerano, ma mentre la femmina si avvicina al culmine dell'estro, essi ingaggiano lotte sempre più violente, spingendosi reciprocamente e assestandosi pericolosi colpi di zanna. Se i maschi fanno parte dello stesso gruppo e conoscono le forze rispettive le lotte finiscono presto e senza conseguenze ma sono persistenti e talvolta fatali se i maschi sono estranei e di forze paragonabili.

 Al termine della gestazione, le femmine gravide, assistite da una o più compagne, partoriscono un piccolo di oltre un quintale di peso. Questo viene accuratamente ripulito dai residui della placenta, che la madre ingerisce parzialmente, mentre il branco, disposto intorno alla madre, vigila contro eventuali incursioni di predatori. L'elefantino è  presto in grado di seguire la madre, della quale resta fra le zampe anteriori,
poppando frequentemente e direttamente con la bocca. I piccoli sono molto curati da tutto il branco, aiutati e protetti nei passaggi difficili e in acqua e, se la madre viene a mancare, vengono adottati da una femmina che allatta. La stessa cura viene dedicata agli adulti ammalati o feriti, dimostrando la marcata cooperazione e la tendenza all'aiuto reciproco acquisite dall'elefante africano.

Se un piccolo muore, la madre può trasportarne il cadavere per alcuni giorni tenendolo con la proboscide sulle zanne. I cadaveri, sia dei piccoli che degli adulti, vengono grossolanamente ricoperti di frasche. Gli elefanti. basano principalmente sulla mole la protezione dai predatori. Nemmeno i leoni osano attaccarli, ma questi, come altri predatori, non esitano ad attaccare i piccoli occasionalmente indifesi. In presenza di predatori perciò il branco si serra intorno agli individui più giovani.

 

 

 

 

L'elefante. ha un ottimo udito e un ottimo fiuto, con i quali saggia continuamente l'ambiente percependo stimoli nuovi da parecchie centinaia di metri. Anche il tatto,specialmente a carico dei sensori posti all'estremità della proboscide, è apparentemente molto sviluppato,come suggerisce l'accurata manipolazione di oggetti praticata dagli elefanti. Tuttavia l'uso della proboscideviene acquisito soltanto alcune settimane dopo la nascita. L'intelligenza dell'elefante. africano è dimostrata dallasua possibilità di essere addestrato, come quello asiatico, a compiere lavori pesanti per l'uomo, e gli elefanti addestrati mostrano considerevoli doti di memoria.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I francobolli usati per questo percorso sono emissioni di paesi africani o asiatici.

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