Il Risorgimento italiano

 

Parte 3°

 

I Martiri di Belfiore

Dopo la disastrosa disfatta piemontese di Novara del 1849, il dominio austriaco fu ristabilito in Italia con ferrea durezza.

Numerosi processi furono intentati contro i cospiratori.

In uno di questi, bernardo da Canal, Carlo Poma, Angelo Scarsellini, Enrico Tazzoli e giovanni Zambelli furono condannati a morte e poi impiccati a belfiore, in provincia di Mantova, il 7 dicembre 1852.

( Emissione 1952 )

 

 

Silvio Pellico

(Saluzzo 1789 - Torino 1854) Patriota e scrittore iscritto al movimento della carboneria, per la sua attività di patriota fu arrestato dagli austriaci e condannato a morte nel 1820; la pena venne commutata in vent'anni di reclusione, scontata allo Spielberg. Nel 1830 ricevette la grazia e poté tornare in libertà. Celebre il suo diario della prigionìa, Le mie prigioni (1832). Si dedicò anche alla scrittura di tragedie (Francesca da Rimini, 1815; Corradino, 1834) e altre opere.

 

 

 

Seconda guerra per l'indipendenza

Il decennio successivo alla prima guerra d'indipendenza, vide sul piano politico l'affermazione di due personaggi, che sono stati i principali fautori dell'unità italiana: Vittorio Emanuele II e Camillo Benso conte di Cavour.
Cavour fu eletto deputato nel 1849, e tre anni dopo, in seguito alle dimissioni del ministro d'Azeglio, divenne presidente dei ministri.
Nella politica interna Cavour promosse una serie di riforme per rendere il Piemonte lo Stato più moderno e più ricco d'Italia, uno Stato cioè, che fosse in grado di guidare il Risorgimento nazionale.
In politica estera cercò di far ottenere al Piemonte l'alleanza di una grande potenza, cosicché non si verificasse nuovamente il fallimento della prima guerra d'indipendenza.
La seconda guerra d'indipendenza scoppiò quando, il 29 aprile del 1859, gli Austriaci passarono il Ticino, puntando verso Torino. Questi vennero poi fermati sulle rive della Sesia, dove i Piemontesi avevano allagato le risaie, mentre l'esercito piemontese, congiuntosi con quello Francese di Napoleone III, giungeva alla riviera ligure.
L'esercito franco-piemontese, sotto il comando di Napoleone III, adottò una tattica vincente: fingendo di ammassare le truppe sulle rive del Po, come aveva fatto Napoleone I nel 1796, egli faceva passare il Ticino al grosso delle milizie, che puntavano velocemente su Milano. Intanto, Vittorio Emanuele, per dissimulare il movimento, si scontrava con gli Austriaci a Palestro.
Quando il generale austriaco Giulay, accortosi della manovra, tentò di fermare l'avanzata francese, venne sbaragliato a Magenta dal generale francese Mac Mahon. Tre giorni dopo Vittorio Emanuele II e Napoleone III entravano trionfanti a Milano, e gli Austriaci liberavano la Lombardia.
Nei mesi successivi, la scarsa popolarità della guerra in Francia ed il pericolo di un intervento prussiano, aggiunti alle preoccupazioni di Napoleone III che l'Italia si avviasse verso l'unità, spingendosi così oltre i patti convenuti, indussero l'imperatore francese a porre termine alla guerra con il Convegno di Villafranca (11 luglio 1859). Napoleone III e l'imperatore austriaco Francesco Giuseppe stipularono l'armistizio. Cavour si dimise
.

                                       

                                              

( Emissione 1959 )

 

    

 

La spedizione dei Mille

L'impresa che sotto la guida di Garibaldi portò alla distruzione dello Stato borbonico e permise l'annessione della Sicilia e dell'Italia meridionale al Piemonte, decisivo contributo alla realizzazione dell'unità d'Italia. Nella notte dal 5 al 6 maggio 1860, Garibaldi coi suoi s'impossessò di due piroscafi della società Rubattino, Il Piemonte e Il Lombardo e da Quarto, presso Genova, salpò verso la Sicilia. Lo seguivano poco più di mille volontari. Sfuggiti alle navi borboniche, i Mille l'11 maggio sbarcarono a Marsala. Il giorno 14, a Salemi, Garibaldi assunse la dittatura in nome di Vittorio Emanuele II. Il 15 maggio i volontari sconfissero le truppe borboniche a Calatafimi; seguirono la capitolazione di Palermo (6 giugno) e la battaglia di Milazzo (20 giugno), che portarono a compimento l'occupazione dell'isola. Il 20 agosto Garibaldi attraversò lo stretto e sbarcò in Calabria. Il 7 settembre, dopo la fuga di Francesco II, Garibaldi entrava in Napoli. Dopo questa data le truppe volontarie furono ancora impegnate (1-2 ottobre) nel respingere un pericoloso attacco borbonico lungo la linea del Volturno. Dopo l'incontro nei pressi di Teano con Vittorio Emanuele II, Garibaldi entrava con lui a Napoli e nelle sue mani deponeva la dittatura.


                         

( Emissione 1960 )                

 

 

Ippolito Nievo

 

                 

 

(Padova 1831 - mar Tirreno 1861) Scrittore e patriota. Si laureò in legge a Padova nel 1855 e partecipò alla seconda guerra d'indipendenza. Fu tra i Cacciatori delle Alpi di G. Garibaldi in Trentino e prese parte alla spedizione dei Mille con il grado di colonnello. Morì nel naufragio della nave Ercole, in rotta da Palermo a Napoli. Le principali opere sono le poesie Versi (1854 - 1855), Le lucciole (1858), Gli amori garibaldini (1860), i racconti della raccolta Novelliere campagnolo (1855 - 1856), i romanzi Angelo di bontà (1856) e Il conte Pecoraio (1857) e il suo capolavoro Confessioni di un italiano (1867, pubblicato postumo con il titolo Le confessioni di un ottuagenario). Nel romanzo narrò le vicende, in parte autobiografiche, di Carlo Altoviti e del suo amore per la cugina Pisana, negli anni a cavallo tra il 1700 e il 1800, con le rivoluzioni politiche e sociali del tempo.

 

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