Le origini della seconda guerra mondiale vengono fatte risalire all'ascesa del militarismo e del nazionalismo in Germania, Italia e Giappone. La crisi economica e politica dovuta alle ingenti riparazioni di guerra imposte alla Germania portò al potere A. Hitler (1933), mentre le mire espansioniste dell'Italia, che si annetteva l'Etiopia (1934) non provocavano più di un formale embargo economico da parte delle potenze occidentali.
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In Oriente il Giappone occupò la Manciuria (1932), invadendo poi la Cina. Le potenze occidentali continuarono a mantenere una politica di non intervento, sia nella guerra civile spagnola (1936), nella quale fascisti e nazisti aiutarono direttamente i franchisti, sia dopo le aggressioni tedesche in Austria e nei Sudeti, che vennero addirittura ratificate dal convegno di Monaco del 1938. Nel 1939 però, la firma del patto italo-tedesco (22 maggio) di aiuto in caso di guerra e del patto di non aggressione tra Unione Sovietica e Germania (23 - 24 agosto) spinsero Hitler a invadere la Polonia, nonostante l'alleanza di questa con Francia e Inghilterra.
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In questo periodo i francobolli furono usati anche come mezzi di propaganda militare.
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Politica internazionale
Nel 1939 la situazione politica vide la Germania in guerra con Francia e Inghilterra alleate della Polonia, mentre l'Italia manteneva lo stato di non belligeranza e il Giappone si dichiarava neutrale per quanto riguardava la guerra in Europa. Dopo l'invasione tedesca della Polonia, Germania e Unione Sovietica stipularono il trattato del 28 settembre, con il quale venne sancita la spartizione della Polonia e l'espansione dell'influenza sovietica nel Baltico con l'annessione di fatto di Estonia, Lettonia e Lituania. 450.000 ebrei polacchi furono rinchiusi nel ghetto di Varsavia dai tedeschi.
Il rifiuto della Finlandia di cedere alcune basi all'Unione Sovietica portò invece alla guerra tra le due nazioni, conclusasi con il trattato di pace del 12 marzo 1940. Governi collaborazionisti vennero instaurati in Norvegia da V. Quisling (9 aprile) e in Francia dal maresciallo H. P. Pétain a Vichy (22 giugno 1940), dopo l'ingresso in guerra dell'Italia a fianco della Germania del 10 giugno. La guida del governo inglese venne assunta da W. Churchill, che sostituì lord Chamberlain, e il 18 giugno 1940, a Londra, il generale C. De Gaulle annunciò la resistenza francese, organizzando un governo in esilio nelle colonie francesi in Africa.
Il 27 giugno Germania, Italia e Giappone firmarono il Patto Tripartito, al quale aderirono Romania e Ungheria.
Alla presidenza degli Stati Uniti d'America venne intanto rieletto F. D. Roosevelt, che fece approvare dal senato la legge Affitti e prestiti (9 marzo 1941) con la quale l'Inghilterra poté usufruire delle risorse dell'industria statunitense, legge estesa poi l'anno successivo anche all'Unione Sovietica.
Il 14 agosto Roosevelt e Churchill firmarono la carta Atlantica, che fissava gli obiettivi comuni nel conflitto contro i nazisti.
Il 22 giugno 1941 Germania e Italia dichiararono guerra all'Unione Sovietica e in dicembre agli Stati Uniti, mentre il Giappone dichiarò guerra agli Stati Uniti e all'Inghilterra.
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Nel 1942 i tedeschi continuarono le deportazioni degli ebrei nei territori occupati e 300.000 ebrei polacchi di Lublino furono inviati nei campi di sterminio. La Francia libera venne occupata dai tedeschi (10 novembre 1942) e la flotta francese si autoaffondò nel porto di Tolone (27 novembre). Nel 1943 si tennero importanti conferenze nelle quali gli alleati definirono i piani per lo sviluppo della guerra. Nel convegno di Casablanca dal 14 al 27 gennaio 1943, Churchill, Roosevelt, De Gaulle e Giraud decisero tra l'altro lo sbarco in Sicilia. In Italia Mussolini venne rovesciato dal gran consiglio fascista (25 luglio 1943), arrestato per ordine del re Vittorio Emanuele II e sostituito dal maresciallo P. Badoglio che inizialmente dichiarò la continuazione della guerra al fianco dei tedeschi, che assunsero però il controllo della penisola.
Il 3 settembre Badoglio firmò l'armistizio con gli alleati e, insieme al re, lasciò Roma. Il 12 settembre Mussolini fu liberato dai tedeschi a Campo Imperatore e costituì a Salò la Repubblica sociale italiana che controllava l'Italia settentrionale. Ebbe inizio allora la lotta partigiana coordinata dal Comitato di liberazione nazionale (CLN) e il 13 ottobre il governo italiano di Badoglio dichiarò guerra alla Germania.
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Nella Repubblica di Salò si tenne il processo contro i gerarchi contrari a Mussolini nella seduta del gran consiglio del luglio 1943, processo conclusosi con la condanna a morte, tra gli altri, di Galeazzo Ciano e di De Bono (10 gennaio), mentre il 20 luglio 1944 Hitler scampò all'attentato organizzato dal colonnello von Stauffenberg. Badoglio formò il governo di unità nazionale, con tutti i partiti che facevano parte del CLN e il governo italiano fu riconosciuto dall'Unione Sovietica (marzo 1944). Vittorio Emanuele III affidò la luogotenenza al figlio Umberto (4 giugno 1944); venne nominato capo del governo Bonomi (18 giugno).
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Tutta l'Italia a sud della linea gotica era in mano agli alleati, mentre i partigiani avevano liberato alcuni territori nell'Italia settentrionale (Langhe, val d'Ossola, Carnia ecc.). Il 7 dicembre gli alleati firmarono con il Comitato nazionale di liberazione alta Italia (CNLAI) i protocolli di Roma, per la collaborazione con i partigiani, e il 26 dicembre 1944 il governo Bonomi riconobbe il CNLAI come proprio rappresentante nell'Italia occupata dai tedeschi.
La fine della guerra fu infine sancita dagli incontri internazionali di Jalta (4 - 11 febbraio 1945) tra Stalin, Roosevelt e Churchill e di Postdam (17 luglio - 2 agosto) tra Stalin, Truman e Attlee, nei quali venne definito l'assetto politico mondiale e la suddivisione delle zone di influenza tra paesi occidentali e Unione Sovietica.
Il 26 giugno 1945 fu adottata la Carta delle Nazioni, dando così il via all'ONU.
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Luigi
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